Nov
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Una modesta proposta
8 Novembre 2010 | Tagged modesta, proposta | Lascia un commento
UNA MODESTA PROPOSTA
www.gianlucafloris.com
Un tempo c’era la nobiltà. Viveva in palazzi meravigliosi, aveva un tenore di vita enormemente superiore a quello delle plebi, consumava quasi tutte le risorse disponibili e non doveva rispondere a nessuno che non fosse il re o il vassallo di riferimento.
Nonostante quello che ho sopra fatto notare, il sistema del mantenimento del potere da parte della nobiltà ha avuto storicamente anche una rilevanza e una valenza positiva. L’esempio della toscana, di Roma, di Milano, della Francia e dell?Inghilterra ci dimostrano come nei secoli, l?avere avuto regno per regno, granducato per ducato, feudo per feudo, una nobiltà che si occupasse della buona amministrazione del territorio e delle città abbia creato ricchezze anche per le generazioni future. Se oggi milioni di turisti si riversano a spendere soldi a Firenze, a Venezia, a Roma, a Parigi e a Londra, è anche perché ci sono stati nobili che nei secoli si sono dati da fare per abbellire le loro città e il loro territorio, per favorire la cultura e le arti.
Laddove invece, come ad esempio nella mia Sardegna o in larga parte del profondo sud, dal 1700 in poi ci si è trovati senza una nobiltà autoctona, i danni sono stati enormi e persistenti. La Sardegna tutta per esempio, a parte qualche eccezione, rimase per più di un secolo e mezzo in balia di popolazioni non istruite e non in grado di darsi norme e leggi per la tutela del territorio e delle risorse minime necessarie. E la povertà si trascinò fino a ieri, ad essere ottimisti.
Oggi comunque abbiamo una situazione paradossalmente non diversa. Abbiamo sempre una classe, oh pardon, una categoria di privilegiati al pari dei nobili di un tempo: i politici. Non vi suoni qualunquista il paragone e seguitemi: come i nobili di un tempo i politici curano il proprio feudo, come i nobili di un tempo hanno un tenore di vita di centinaia di volte superiore a quello dei sudditi/cittadini, come i nobili che furono hanno delle guarentigie che permettono di viaggiare, abitare e comunicare gratis ed hanno il privilegio di stabilire da sé il proprio appannaggio. Come quei nobili di secoli fa i politici di oggi si circondano di concubine, di buffoni e di servitori ai quali accordano vantaggi e cariche a seconda della affidabilità o del servilismo dimostrato. Per quanto riguarda poi l?ereditarietà del titolo, per continuare l?analogia, basterà che ci guardiamo tutti un momento negli occhi per capire senza neanche dircelo. Di recente i politici si sono anche autonominati in diritto di non far scegliere più ai cittadini i nomi dei deputati ma di decidere loro stessi chi far eleggere e chi invece escludere dalla loro nuova classe nobiliare ?repubblicana?, se mi scusate l?ossimoro.
Ma il nostro uomo politico odierno, obbietterà qualcuno lo eleggiamo noi e la sua carica dura cinque anni. Ed eccoci arrivati al dunque.
ECCO LA MIA MODESTA PROPOSTA
Facciamo lo sforzo una volte per tutte. Alle prossime elezioni eleggiamo veramente una classe nobiliare vera in tutto e per tutto. Istituzionalizziamo il dato di fatto. Facciamo delle elezioni come quelle che abbiamo sempre fatto nel dopoguerra con l?unica differenza che chi verrà eletto rimarrà in carica per sempre e la sua carica sarà ereditaria. Saranno sue per sempre le guarentigie, i vantaggi e gli appannaggi.
Ma a che pro, direte voi? Beh, sarebbero molteplici i vantaggi.
Vantaggio 1
Innanzitutto, liberati dal vincolo di dovere essere rieletti dopo cinque anni, i politici potrebbero effettivamente dedicarsi ad effettuare quelle riforme e a prendere quei provvedimenti che, essendo impopolari, mai potrebbero essere presi da politici da dover rieleggere, preoccupati come sarebbero di non avere consenso alle elezioni seguenti.
Vantaggio 2
Poi, avendo ottenuto un titolo nobiliare ereditario, i politici nobili potrebbero occuparsi di educare i loro rampolli in maniera finalmente degna di una nobiltà guida dello stato, magari con l’ausilio di qualche istitutore di pregio. Anche se oggi non vedo istitutori del calibro di quello avuto da Alessandro Magno, vedo comunque ampie possibilità di miglioramento del livello culturale attuale.
Vantaggio 3
Siccome al posto del vile bisogno di essere rieletto si sostituirebbe in questa maniera l’ambizione a passare alla storia come uno dei nobili più illustri, di quelli con i monumenti nelle piazze e con le vie del centro intitolate, sarebbe anche possibile che i politici si dessero finalmente da fare per migliorare le scuole, gli ospedali, i giardini pubblicie per stimolare le arti a beneficio della popolazione tutta.
Vantaggio 4, last but not least.
E poi, vi ricordate come nei secoli dei secoli la nobiltà di ogni latitudine e longitudine abbia sempre convinto milioni di inermi cittadini ad andare a morire nelle guerre sterminando intere generazioni? Volete che la nuova nobiltà che potremmo finalmente eleggere non riesca almeno a convincere i cittadini sudditi a pagare finalmente le tasse?
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Una modesta proposta
8 Novembre 2010 | | Lascia un commento
UNA MODESTA PROPOSTA
www.gianlucafloris.com
Un tempo c’era la nobiltà. Viveva in palazzi meravigliosi, aveva un tenore di vita enormemente superiore a quello delle plebi, consumava quasi tutte le risorse disponibili e non doveva rispondere a nessuno che non fosse il re o il vassallo di riferimento.
Nonostante quello che ho sopra fatto notare, il sistema del mantenimento del potere da parte della nobiltà ha avuto storicamente anche una rilevanza e una valenza positiva. L’esempio della toscana, di Roma, di Milano, della Francia e dell?Inghilterra ci dimostrano come nei secoli, l?avere avuto regno per regno, granducato per ducato, feudo per feudo, una nobiltà che si occupasse della buona amministrazione del territorio e delle città abbia creato ricchezze anche per le generazioni future. Se oggi milioni di turisti si riversano a spendere soldi a Firenze, a Venezia, a Roma, a Parigi e a Londra, è anche perché ci sono stati nobili che nei secoli si sono dati da fare per abbellire le loro città e il loro territorio, per favorire la cultura e le arti.
Laddove invece, come ad esempio nella mia Sardegna o in larga parte del profondo sud, dal 1700 in poi ci si è trovati senza una nobiltà autoctona, i danni sono stati enormi e persistenti. La Sardegna tutta per esempio, a parte qualche eccezione, rimase per più di un secolo e mezzo in balia di popolazioni non istruite e non in grado di darsi norme e leggi per la tutela del territorio e delle risorse minime necessarie. E la povertà si trascinò fino a ieri, ad essere ottimisti.
Oggi comunque abbiamo una situazione paradossalmente non diversa. Abbiamo sempre una classe, oh pardon, una categoria di privilegiati al pari dei nobili di un tempo: i politici. Non vi suoni qualunquista il paragone e seguitemi: come i nobili di un tempo i politici curano il proprio feudo, come i nobili di un tempo hanno un tenore di vita di centinaia di volte superiore a quello dei sudditi/cittadini, come i nobili che furono hanno delle guarentigie che permettono di viaggiare, abitare e comunicare gratis ed hanno il privilegio di stabilire da sé il proprio appannaggio. Come quei nobili di secoli fa i politici di oggi si circondano di concubine, di buffoni e di servitori ai quali accordano vantaggi e cariche a seconda della affidabilità o del servilismo dimostrato. Per quanto riguarda poi l?ereditarietà del titolo, per continuare l?analogia, basterà che ci guardiamo tutti un momento negli occhi per capire senza neanche dircelo. Di recente i politici si sono anche autonominati in diritto di non far scegliere più ai cittadini i nomi dei deputati ma di decidere loro stessi chi far eleggere e chi invece escludere dalla loro nuova classe nobiliare ?repubblicana?, se mi scusate l?ossimoro.
Ma il nostro uomo politico odierno, obbietterà qualcuno lo eleggiamo noi e la sua carica dura cinque anni. Ed eccoci arrivati al dunque.
ECCO LA MIA MODESTA PROPOSTA
Facciamo lo sforzo una volte per tutte. Alle prossime elezioni eleggiamo veramente una classe nobiliare vera in tutto e per tutto. Istituzionalizziamo il dato di fatto. Facciamo delle elezioni come quelle che abbiamo sempre fatto nel dopoguerra con l?unica differenza che chi verrà eletto rimarrà in carica per sempre e la sua carica sarà ereditaria. Saranno sue per sempre le guarentigie, i vantaggi e gli appannaggi.
Ma a che pro, direte voi? Beh, sarebbero molteplici i vantaggi.
Vantaggio 1
Innanzitutto, liberati dal vincolo di dovere essere rieletti dopo cinque anni, i politici potrebbero effettivamente dedicarsi ad effettuare quelle riforme e a prendere quei provvedimenti che, essendo impopolari, mai potrebbero essere presi da politici da dover rieleggere, preoccupati come sarebbero di non avere consenso alle elezioni seguenti.
Vantaggio 2
Poi, avendo ottenuto un titolo nobiliare ereditario, i politici nobili potrebbero occuparsi di educare i loro rampolli in maniera finalmente degna di una nobiltà guida dello stato, magari con l’ausilio di qualche istitutore di pregio. Anche se oggi non vedo istitutori del calibro di quello avuto da Alessandro Magno, vedo comunque ampie possibilità di miglioramento del livello culturale attuale.
Vantaggio 3
Siccome al posto del vile bisogno di essere rieletto si sostituirebbe in questa maniera l’ambizione a passare alla storia come uno dei nobili più illustri, di quelli con i monumenti nelle piazze e con le vie del centro intitolate, sarebbe anche possibile che i politici si dessero finalmente da fare per migliorare le scuole, gli ospedali, i giardini pubblicie per stimolare le arti a beneficio della popolazione tutta.
Vantaggio 4, last but not least.
E poi, vi ricordate come nei secoli dei secoli la nobiltà di ogni latitudine e longitudine abbia sempre convinto milioni di inermi cittadini ad andare a morire nelle guerre sterminando intere generazioni? Volete che la nuova nobiltà che potremmo finalmente eleggere non riesca almeno a convincere i cittadini sudditi a pagare finalmente le tasse?
Gen
23
E’ scomparso Francesco Masala
23 Gennaio 2007 | Tagged francesco, masala, scomparso | Lascia un commento
E’ scomparso lo scrittore Francesco Masala, noto Ciccitto, sardo di Nughedu San Nicolò, cantore delle nostre miserie di sardi e di uomini con una capacità di tratteggio e di poesia mai eguagliate nel panorama letterario isolano. La sua attività letteraria e di produzione poetica mai fu disgiunta dall’impegno e dalla denuncia politica e sociale del suo tempo. Ciccitto era un esempio di intellettuale cosiddetto “impegnato” mai domato e mai rassegnato. Le sue denuncie sugli scempi e le illusioni della chimica in Sardegna, che solo infiniti lutti ha addotto alle nostre terre ed alle nostre famiglie, hanno trovato nel suo pamphlet “Il dio petrolio” un mirabile riassunto, lucido e spietato. I suoi libri come “Quelli dalle labbra bianche”, grande suo successo internazionale, hanno narrato le vicende della sua Macondo personale, della nostra piccola, particolare terra, fatta di mille Arasolé, mille Nughedu. I suoi lavori teatrali, il suo impegno durante gli anni della creazione della cooperativa Teatro di Sardegna sono stati il tentativo di universalizzare le esperienze di una antica terra come la nostra, leggendoci i drammi di un’identità misconosciuta, anche se fortissima, e spesso tradita dai sardi stessi.
Leggere Ciccitto Masala per me, da giovane adolescente, ha significato imparare il ruolo attivo dell’intellettuale nella società, ha significato unire la raffinatezza letteraria alla forza anche violenta della denuncia politica e sociale.
Un abbraccio accompagnerà Ciccitto.
Con ammirazione
Gianluca Floris
Ott
31
Tutta la musica è leggera
31 Ottobre 2006 | Tagged leggera, Musica, tutta | Lascia un commento
Scrive l’ottimo Antoniozzi e mi pare giusto ribadirlo ospitando nel mio blog questa meraviglia.
———————–
TUTTA LA MUSICA E’ LEGGERA
Vorrei essere pubblico.
Vorrei esserlo, e sarei un pubblico vergine, straordinariamente ignorante, e mi lascerei sommergere dalla bellezza di quello che succede in palcoscenico, senza voler capire a tutti i costi, senza cercare la verità esecutiva, senza pensare di avere in tasca la formula del come si fa con cui misurare la prestazione di chi mi sta regalando quei momenti di Paradiso.
Se fossi pubblico vorrei essere un pubblico meraviglioso, di quelli che si divertono, che ridono quando c’è da ridere e piangono quando c’è da piangere.
Vorrei essere un pubblico di quelli che non credono di sapere, e neanche di quelli che lo sanno davvero.
Vorrei potermi sedere su una poltrona in teatro con la stessa quieta sensazione di inadeguatezza che si ha quando si è ospiti in una casa straordinariamente bella, e guardare intorno pronto a divertirmi come fa un bambino che sale sulle montagne russe.
Vorrei essere uno di quelli che davvero non riescono ad andare in camerino a chiedere un autografo, e se ce la fanno allora il cuore gli balza in gola dall’emozione.
Sì, vorrei essere un pubblico bambino, di quelli che parteggiano per il buono e disprezzano il cattivo, che piangono per la povera Violetta non perché ha infilato un mibemolle ma perché, santo Dio, è Violetta. Di quelli che applaudono Figaro perché, santo Dio, è Figaro.
Vorrei avere l’innocenza dello spettatore che non si lascia avvelenare la vita da qualcosa che è andata storta nello spettacolo semplicemente perché non si accorge nemmeno che qualcosa sia andato storto.
Vorrei essere di quelli che non stanno a guardare il dito quando questo sta indicando la luna.
Vorrei essere uno dei gondolieri che cantavano Di Tanti Palpiti dopo la prima Veneziana di Tancredi mentre spingevano la loro gondola per le calli della città?canticchiare semplicemente, perché tutta la musica è leggera.
Tutta la musica, tutta, anche l’Opera, è leggera quando non è ossessivamente vivisezionata, messa sotto la lente d’ingrandimento o stuprata al microscopio.
Vorrei essere in grado di esclamare ma come fa? senza mai avere la curiosità di capire davvero come fa, e cacciare per sempre dalla mia vita chi prova a insegnarmi come si smonta il giocattolo.
Vorrei poter dire, con Giovan Battista Marino,
“Udir musico mostro, oh meraviglia,
che s’ode sì, ma si discerne apena,
come or tronca la voce, or la ripiglia,
or la ferma, or la torce, or scema, or piena,
or la mormora grave, or l’assottiglia,
or fa di dolci groppi ampia catena,
e sempre, o se la sparge o se l’accoglie,
con egual melodia la lega e scioglie.
O che vezzose, o che pietose rime,
lascivetto cantor, compone e detta.
Pria flebilmente il suo lamento esprime,
poi rompe in un sospir la canzonetta.
In tante mute or languido, or sublime
varia stil, pause affrena e fughe affretta,
ch’imita insieme e ‘nsieme in lui s’ammira
cetra flauto liuto organo e lira.
Fa dela gola lusinghiera e dolce
talor ben lunga articolata scala.
Quinci quell’armonia che l’aura molce,
ondeggiando per gradi, in alto essala;
e poich’alquanto si sostiene e folce,
precipitosa a piombo alfin si cala.
Alzando a piena gorga indi lo scoppio,
forma di trilli un contrapunto doppio.
Par ch’abbia entro le fauci e in ogni fibra
rapida rota o turbine veloce.
Sembra la lingua, che si volge e vibra,
spada di schermidor destro e feroce.
Se piega e ‘ncrespa, o se sospende e libra
in riposati numeri la voce,
spirto il dirai del ciel che ‘n tanti modi
figurato e trapunto il canto snodi.
Chi crederà che forze accoglier possa
animetta sì picciola cotante?
e celar tra le vene e dentro l’ossa
tanta dolcezza un atomo sonante?
O ch’altro sia che la liev’aura mossa,
una voce pennuta, un suon volante?
e vestito di penne un vivo fiato,
una piuma canora, un canto alato?”
Questo solo vorrei.
Ma voi, che lo potete, siatelo. Non fatevi rapire le vostre emozioni, da nessuno.
Tutta la musica è leggera.

